Un piacevole itinerario ai piedi della città di Perugia lungo le sponde del fiume Tevere, immersi nella natura e nelle tradizioni del contado perugino.
Di domenica, si consiglia la prenotazione per la visita dell’antico FORNO A LEGNA almeno un giorno prima al num. 075.6920122.

I moliniLa chiesa parrocchialeL’antico forno a legna


UNO STORICO FORNO A LEGNA

Legata a doppio filo con i molini del territorio perugino è la storia del FORNO FAFFA DAL 1851, che si forgia del titolo di Impresa Storica d’Italia.

Le fascine nel forno a legna
Le fascine nel forno a legna

Le prime notizie relative a questa famiglia (originaria probabilmente della Germania sud-occidentale, verosimilmente del comune tedesco di Pfaffenhofen situato nel land del Baden-Württemberg e presumibilmente emigrata in Italia intorno alla fine del 1600), a noi note, si attestano nel 1739 anno nel quale è documentata la presenza di Giacomo di Cesare detto Faffa e famiglia nel Molino della Sapienza Nova di Ponte Valleceppi. Nel saggio storico “I Torbidi del Trasimeno”4, si parla inoltre, in relazione a fatti storici realmente accaduti durante le rivolte del triennio giacobino in Italia che interessarono nel 1798 la diocesi perugina tra la fine di aprile ed i primi giorni di maggio, di tale LUIGI FAFFA (1765 – 1824), figlio di Vincenzo Faffa e di Catterina Franceschini, molinaro a sua volta di Ponte San Giovanni, che con il “Proclama in Esecuzione dell’Articolo 368 della Costituzione della Repubblica Romana” era stato nominato dal “General in Capo dell’Armata francese in Roma”, edile per le zone di Ponte Valleceppi, Pretola, Casaglia, Villa Gemini, Lidarno e Civitella d’Arno.

Inoltre, dalle autorità perugine, era stato nominato anche Vice Presidente della municipalità rurale, con il compito specifico di controllare i beni appartenenti all’Abbazia di Monte l’Abate, oltre ad avere l’esclusiva del rifornimento di farina per le truppe francesi che alloggiavano alla Rocca Paolina.

L’atto notarile stipulato dal notaio perugino Lodovico Mancini nel 18159 per la divisione del patrimonio tra i figli di Vincenzo fu Giacomo q. Cesare detto Faffa molinaro (Luigi, Giuseppe e gli eredi di Giacomo – Pasquale e Francesco – all’epoca defunto) conferma che Luigi Faffa fu Vincenzo (nomi questi che ricorrono periodicamente in tutte le generazioni della famiglia), era dunque il “molinaro” del Mulino Vecchio (già Molino di Santa Giuliana) e del Molino dello Spedale di Ponte San Giovanni di Perugia, oltre che, come documentano i successivi atti del medesimo notaio e i Brogliardi di Ponte Valleceppi conservati presso l’Archivio di Stato di Perugia, notabile possidente.

panoramica 3Amanti delle arti in genere, in modo particolare dell’ebanisteria e della musica, nel 1808 Luigi Faffa fece costrire il primo campanile della Chiesa di Santa Maria Maddalena di Ponte Valleceppi (come testimonia la targa di travertino murata in cima al campanile stesso che recita “ALOYSIUS FAFFA FECIT A.D. MDCCCVIII”); mentre Vincenzo Faffa, morto nel 1947, oltre alla realizzazione vari corredi di arredamento ligneo, lavorò alla ristrutturazione del Portale della Chiesa di San Pietro in Perugia.

La data che oggi si legge sull’insegna “Il Fornaio FAFFA dal 1851”, era stata in realtà tramandata di generazione in generazione solo verbalemente, poiché purtroppo la pietra con incisa la data di fondazione e sistemata a mo’ di architarve sopra la cappa del forno a legna situato originariamente nella bottega sottostante la casa dei Faffa, andò perduta durante i lavori di trasferimento del forno dal civico 3 al civico 7 dell’attuale via Antonio Gramsci (ex Piazza Matteotti) a causa della distruzione di parte dell’edificio avvenuta durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
L’“Elenco dei Fornari di Campagna addetti alla panizzazione nell’anno 1851”, conservato presso l’Archivio di Stato di Perugia nel fascicolo “Panizzazione – Contrassegni dei fornari”, documenta in maniera certa la fondazione del Forno Faffa proprio nel 1851 poichè vede al primo posto della lista proprio il nome di Vincenzo Faffa (1788 – 1862, – figlio del molinaro possidente Luigi), Fornaro di Campagna a Ponte Valleceppi con tanto di documenti con contrassegno in cera lacca contenente le iniziali “V F” testimoni delle tasse pagate per l’esercizio dell’attività.

Successivamente, come testimoniano altri documneti rinvenuti, fu il figlio del fondatore, Luigi Faffa (1828 – 1907) ad ereditare dal padre Vincenzo anche il forno di Ponte Valleceppi, dove l’attività fu proseguita da suo figlio Aurelio Faffa (1866 – 1937) nipote del fondatore; mentre un altro dei figli, Luciano, trasferitosi a Perugia, aprì a sua volta un forno (che oggi non esiste più) in Via Ulisse Rocchi, già Via Vecchia.

È nella bottega dello zio Aurelio che il nipote Enzo Faffa, nato nel 1914, inizia l’attività di fornaio come aiutante a tempo perso poiché, diplomato all’Accademia di Belle Arti, lavorava come falegname ebanista a Perugia.

Cottura Torcolo di S.Costanzo
Cottura Torcolo di S.Costanzo

Dalla morte dello zio Aurelio fino al 1939, mentre l’attività del defunto fornaio fu portata avanti con alterne vicende dai suoi figli Ciro e Menotti, addetti ad altri mestieri, Enzo frequentava i laboratori dei forni di Perugia allora più conosciuti come il Forno Lepri e il Forno Ceccarani. Solo nel 1939 i cugini affidano il forno, sempre di loro proprietà ad Enzo, il quale avuta poi la licenza a suo nome, nell’anno 1947, pochi mesi prima di sposarsi, si trasferì nei nuovi locali di sua proprietà al civico 7, dove tutt’ora l’azienda si trova.

Ultimo degli undici figli che Vincenzo Faffa (fratello di Aurelio) e Anna Bonaca misero al mondo (cinque dei quali persero la vita in tenera età, come spesso accadeva a quell’epoca) e unico maschio tra le cinque sorelle sopravvissute (Giuseppa, Bice, Bruna, Paola ed Erminia), mosso da un grande amore e senso di responsabilità verso la sua famiglia e dalle impellenti esigenze economiche, prima solo e poi insieme alla moglie, Gemma Lucarelli (l’Argentina per tutti i suoi clienti e conoscenti), con grandi sacrifici, volontà, intelligenza, capacità, dedizione e spirito di abnegazione, quest’uomo ha saputo e voluto dare un nome e un prestigio alla sua azienda.

Purtroppo in seguito alle sue precarie condizioni di salute morì nel 1973 e la gestione dell’attività venne ripresa dalla moglie e dal figlio, Luigi il quale nel 1977, insieme alla moglie, ne assunse la guida con la denominazione FORNO FAFFA ENZO di FAFFA LUIGI, a testimonianza della continuità che lega la famiglia del fondatore, colui che lo rese noto e colui che ne è stato il beneficiario e il prosecutore.

Custodi di questo patrimonio storico ed affettivo, sono oggi Elisa e Valentina Faffa.

Da sempre rispettoso della tradizione artigianale, il Forno Faffa produce ancora il pane come un tempo: impastato con lievito naturale di pasta madre e con farine di grano tenero ed integrale macinate a pietra, lavorato a mano e cotto nell’antico forno a legna alimentato da fascine di piante della macchia mediterranea, che consentono una lenta cottura, conferendo al pane una straordinaria fragranza e freschezza anche per più giorni e un sapore che riporta indietro nel passato, quando il Pane era davvero il Re della tavola.

Attualmente la produzione vanta circa una ventina di tipologie diverse di pane Tra questi meritano una particolare menzione: il Pane del Contadino, il Pane Casareccio Umbro, il Rustichello, il Pane Integrale con farina macinata a pietra, i Grissini stirati a mano, le Freselle e i Trucioli, ottimo esempio di pane raffermo tostato, per vellutate, zuppe sia di verdure che di pesce, insalate e buonissimi anche per la prima colazione nel latte con un filo di miele o cioccolato. Un prodotto ben abbinabile con molte ricette tradizionali umbre e non, per realizzare piatti facili e veloci, fantasiosi e gustosi che variano il menù giornaliero e aiutano a mangiare in modo più sano e salutare.

Promotore instancabile e sostenitore di iniziative culturali e campagne sull’alimentazione, aventi come tema centrale il pane, rivolte per la maggior parte alle Scuole Primarie, il Forno Faffa è stato redattore del Manifesto sulla denominazione del Pane Fresco e sostiene fermamente la campagna sul recupero e l’utilizzo del pane raffermo al fine di ridurre gli sprechi.

Negli anni sono stati assegnati all’azienda vari premi e riconoscimenti:

1983 “Premio della fedeltà al lavoro e del progresso economico” dalla CCIAA di Perugia;

2000 1° premio del concorso per il miglior “Torcolo di San Costanzo” (patrono di Perugia) indetto dal Comune di Perugia, (unico forno fuori le mura ad avere vinto questo ambito riconoscimento);

2004 1° premio “Artigiano Artista” dal Circolo di Perugia del Lions Club.

Inoltre nel Marzo del 2012, il nostro Forno è stato protagonista di una puntata della trasmissione televisiva “Sereno Variabile” condotta da Osvaldo Bevilacqua, all’interno di un bellissimo servizio sulla città di Perugia e sulle sue botteghe artigiane.

Per ultimo, ma in certamente il piu’ importante, il 3 Novembre 2014 ha ricevuto la comunicazione da parte di Unioncamere (Unione Camere di Commercio d’Italia) dell’ iscrizione nel Registro Nazionale delle Imprese Storiche Italiane.

Il 27 Novembre dello stesso anno, presso la sede della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Perugia, in occasione della “Giornata del Lavoro e del fare Impresa”, ha ricevuto il prestigioso riconoscimento di IMPRESA STORICA D’ITALIA per aver coniugato innovazione e tradizione in oltre 160 anni di ininterrotta attivita’ produttiva, contribuendo alla crescita economica del nostro Paese e trasmettendo di generazione in generazione un patrimonio unico di esperienze e valori imprenditoriali.

 

Chi siamo

la nostra azienda lavora all’insegna della tipicità, genuinità e continuità al servizio della nostra clientela, fornendo non solo un servizio di vendita e produzione quotidiane, ma anche ordinazioni per occasioni speciali e cerimonie.

Contatti

  • Faffa Il Fornaio dal 1851 s.a.s. di Faffa Valentina & C.
  • Via Gramsci, 9/11
    06135 Ponte Valleceppi, Perugia

  • (+39) 075.6920122

  • info@faffailfornaio.it

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    5 days ago

    Faffa dal 1851 Il Fornaio

    IL PANE DI MAIS
    #Settembre è anche il mese del #panedimais che torna finalmente nelle nostre ceste dopo la #macinatura del nuovo raccolto. Utilizzata sopratutto per preparare la polenta, tipica della tradizione culinaria del Nord e del Centro Italia, la farina di mais è tuttavia ottima per preparare anche il pane. La tipologia che noi utilizziamo è ottenuta dalla macinatura a #pietra che le permette di conservare le parti più esterne del chicco di mais e il germe. Rustica e grossolana, impastata a mano con la nostra pasta madre, formata in piccoli panetti che vengono fatti lievitare lentamente secondo i tempi della lievitazione naturale e infine cotti nel nostro antico forno a legna, permette di ottenere un pane fragrante e soffice allo stesso tempo, dal retrogusto dolciastro e intenso, particolarmente saporito, come i cibi tipici della tradizione culinaria contadina.
    Abbinabile a diverse tipologie di verdura saltata, bruschettato o fresco, è ottimo anche con zuppe o sughetti di pesce.
    Contenendo una scarsissima quantità di proteine in grado di sviluppare glutine, il pane di mais può essere consumato anche di chi ha #intolleranze al #glutine.
    Il mais, alimento principe degli antichi Maya, viene comunemente chiamato anche Granoturco probabilmente per il suo essere considerato un prodotto esotico.
    Gli spagnoli, per opera di Cristoforo Colombo, a partire dal Cinquecento lo esportarono in Europa e grazie alla sua grande capacità di adattamento ai diversi climi, si diffuse velocemente diventando un’importante fonte di nutrimento.
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    7 days ago

    Faffa dal 1851 Il Fornaio

    LA SCARTOCCIATURA
    Settembre è il mese della #scartocciatura del #granoturco e come ci raccontava la nonna, il #maritozzo era il dolce che accompagnava questi bei momenti di festa in campagna. Li preparavano per tutto il contado, come tanti clienti ancora oggi ricordano.
    La “Scartocciatura” era un vero e proprio appuntamento rituale.
    Scartocciare, "scartoccià" in dialetto, significa togliere, scartare le foglie che ricoprono il torso del granturco. Su alcuni cartocci venivano tolte tutte le foglie, mentre su altri, più belli, si lasciava un ciuffo di foglie necessario per la successiva legatura.        
    Il granturco non legato si usava per nutrire gli animali, mentre dall’altro se ne prelevava un quantitativo per portarlo al mulino e ricavarci la farina per fare la polenta, il pane o i dolci.
    Si selezionava tutto, non si buttava nulla: la garza più bella, quella più sana e senza macchie, veniva conservata in luoghi asciutti per poi essere utilizzata per fare materassi per il letto, i torsi essiccati servivano per il fuoco, principalmente per mantenere il calore del camino e risparmiare legna. Si scartocciava la sera, alla luce di qualche debole lampada elettrica o al carburo, seduti attorno al mucchio delle pannocchie. Un lavoro fatto in comune con l'aiuto reciproco.
    Si lavorava in allegria e al termine la festa continuava con il suonatore dell’organetto o della fisarmonica e con l’assaggio dei Maritozzi.
    Ancora oggi la nostra ricetta è la stessa dei nonni, ancora oggi chi si ricorda quelle serate, quando passa a trovarci si illumina nel vedere i nostri maritozzi che tanti bei ricordi hanno accompagnato e continuano a suscitare! Il nostro #maritozzo lo trovi ogni lunedì mattina come dolce tradizionale del giorno oppure su ordinazione quando e come vuoi tu ☎️075.6920122
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    1 week ago

    Faffa dal 1851 Il Fornaio

    DOLCE PANE ALL’UVA 🍇
    Chi lo conosce sa bene di che parliamo 🤩
    ➡️ Se gravitate tra #Umbria e #Toscana nel periodo della vendemmia non potete esimervi dall’assaggiare il nostro superbo #panedolcealluva che sarà per voi una gustosa scoperta alla quale difficilmente potrete mai più rinunciare!!
    Si tratta di una ricetta appartenente alla cultura contadina tramandata oralmente di generazione in generazione, come è avvenuto nel nostro caso grazie ai nostri nonni materni, originari dell’Alto Tevere. Facile intuire i retaggi di una cultura parsimoniosa e attenta agli sprechi, capace di trovare soluzioni gustose come questo dolce.
    Un delicato impasto lievitato di pastamadre, del tutto simile ad una focaccia, farcito con #uvanera dagli acini piccoli, dolce, che ricorda il sapore del mosto e con i semini (che non vanno assolutamente eliminati!), e zucchero.
    L’uva che utilizziamo è ogni giorno raccolta dalle vigne del nostro bellissimo territorio e proviene esclusivamente da vitigni coltivati secondo i principi della #viticoltura #sostenibile. Insomma dal produttore al consumatore, passando per il fornaio che la rende poesia per il palato da gustare ad inizio pasto o come dessert accompagnata ad un dolce vino passito.
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    2 weeks ago

    Faffa dal 1851 Il Fornaio

    Seguiteci questa sera su RaiUno! È stata un’esperienza nuova e divertente! Grazie alla produzione per averci chiesto di partecipare a questa nuova edizione del programma! Un’occasione che ci ha fatto conoscere anche tante altre realtà imprenditoriali di eccellenza che fanno dell’Italia un Paese unico al mondo!
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    2 weeks ago

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